EMANUELE & OLINALDA - LA VITA È L´ARTE DELL´INCONTRO

A VIDA É A ARTE DO ENCONTRO

Wednesday, June 28, 2006

VOLARE SUGLI OCEANI

Oggidì i voli intercontinentali sono una realtà quotidiana, ma non era così almeno sino alla metà degli anni Cinquanta.


I primi aerei di linea che poterono affrontare una trasvolata oceanica furono il Lockheed Constellation (L-049) (specie nella versione Super Constellation e Starliner) e il Douglas DC7 (detto pure Seven Seas). Si trattava di quadrimotori ad elica (o turboelica, per le ultime versioni del Constellation, lo Starliner, e del DC7, il DC7-C) con cabina pressurizzata, robusti, potenti ma piuttosto rumorosi e con una quota di tangenza (cioé la massima altezza raggiungibile sopra il livello del mare) e una velocità piuttosto ridotte rispetto agli attuali jets.

Lockheed Super Constellation Starliner (L-1649)

Tipo: quadrimotore a elica
Costruttore: Lockheed
Numero passeggeri: da 65 a 109
Velocità: 610Km/h
Tangenza pratica: 7.620 m
Autonomia: 8.700 Km
Motori: 4 radiali Wright R-3350 a pistoni (Wright R-3350-DA3 Turbo Compound 18-cylinder turbosupercharged per lo Starliner)


Una suggestiva immagine notturna del Super Constellation sulla pista di decollo. Sotto: la cabina di pilotaggio e la cabina passeggeri che poteva anche essere dotata di alcune «cuccette» per i viaggiatori più facoltosi delle rotte intercontinentali


Douglas DC7

Tipo: quadrimotore a elica
Costruttore: Douglas
Numero passeggeri: da 99 a 105
Velocità: 650 Km/h
Tangenza pratica: 7.620m
Autonomia: 9.016 Km

Motori:4 radiali Wright R-3350 ((Wright R-3350-DA3 Turbo Compound nel DC7-C)

Sotto: un particolare della cabina passeggeri e la cabina di pilotaggio del DC7


L’era di maggior diffusione dei voli intercontinentali si inizia con gli aeroplani jet. A dispetto del domino dei cieli esercitato dai velivoli di fabbricazione statunitense, il primo jet è inglese:

DE HAVILLAND COMET




Tipo: quadrigetto - Costruttore: De Havilland - Numero passeggeri: da 36 a 81 - Velocità: 805 Km/h - Tangenza pratica: 12.800 m - Autonomia: 5.190 Km - Motori: 4 deHavilland Ghost 50 turbojets

Il primo Comet aveva volato già nel 1949, ma soltanto nel 1952 i nuovi aviogetti cominciano il regolare servizio per la compagnia britannica BOAC (British Overseas Air Company). L’entusiasmo è enorme: il nuovo aereo è velocissimo, confortevole, ha una linea aerodinamica moderna ed elegante con i suoi quattro motori «affogati» nelle ali a freccia. Ma l’entusiasmo subisce una prima battuta d’arresto nell’ottobre dello stesso anno quando un Comet non riesce a decollare dall’aeroporto di Ciampino (Roma) e si schianta sui prati circostanti, per fortuna senza vittime. Nel 1953, però, altri Comet precipitano (uno presso Calcutta, in India, e gli altri due in Italia, presso l’Isola d’Elba e nelle vicinanze di Stromboli) uccidendo molti passeggeri e membri degli equipaggi. L’intera flotta viene bloccata a terra per indagare sulle cause dei disastri: perché questi aerei sembrano avere la sinistra caratteristica di disintegrarsi in volo senza un motivo apparente? Dopo anni di ricerche si scopre l’arcano: decompressione esplosiva seguita a fatica strutturale del metallo. La causa? I caratteristici ampi finestrini rettangolari. Normali negli aerei ad elica, micidiali per un jet che supera gli 800 Km/h ad un’altezza di 12.000 metri! Dal 1952 al 1971 si avranno 20 incidenti con quasi 500 morti. I Comet vengono ridisegnati e modificati, anzitutto i finestrini rotondi, ma solo nel 1958 sono in grado di riprendere i voli. Nel frattempo, però, i due colossi americani Boeing e Douglas hanno lanciato i loro jet: il Boeing 707 e il Douglas DC8, destinati a divenire per i prossimi trenta anni icona dei voli transoceanici, affiancati nel 1970 dal Boeing 747 – Jumbo Jet e nel 1972 dal McDonnell Douglas DC10. I Comet vengono convertiti per il trasporto militare e funzioni di aerei-radar, ma mentre ancora oggi si può vedere in volo qualche 707 o qualche DC8 i Comet sono ormai solo una curiosità nei musei dell’aviazione.

Boeing 707 - Intercontinental jet



Tipo: quadrigetto - Costruttore: Boeing - Numero passeggeri: da 141 a 189 - Velocità: 1008 Km/h - Tangenza pratica: 10.973 m - Autonomia: 9.913 Km - Motori: 4 Pratt & Whitney JT3D turbofans

Sotto: la cabina passeggeri del Boeing 707 e i 2 motori di babordo in volo




Douglas DC8 – Intercontinental


Tipo: quadrigetto - Costruttore: Douglas - Numero passeggeri: 176 - Velocità: 959 Km/h - Tangenza pratica: 10.668 - Autonomia: 7.410 Km - Motori: 4× Pratt & Whitney JT4A-9 turbojets


Sopra: due immagini della cabina passeggeri del Douglas DC8 (nella seconda foto si notino le poltrone modello Palomar, con la lampada e l'ugello dell'aria condizionata alloggiati sugli schienali. In entrambi i casi si notino altresì i comparti bagaglio senza sportelli, tipici degli aerei a elica ma anche dei primi Boeing 707 e assai comuni fino a tutti gli anni Settanta)

Boeing 747 – Jumbo jet


Tipo: quadrigetto
Costruttore: Boeing
Numero passeggeri: fino a 524
Velocità: 913 Km/h
Tangenza pratica: 12.000
Autonomia: 13.450 Km
Motori: 4 Pratt & Whitney JT9D-7R4G2

Sotto un'immagine della cabina passeggeri del Boeing 747 e due immagini del saloncino superiore (lounge) riservato alla 1ª classe e alla Business






McDonnell Douglas DC10 – Intercontinental


Tipo: trireattore
Costruttore: McDonnel Douglas
Numero passeggeri: da 250 a 380
Velocità: 982 Km/h
Tangenza pratica: 12.000 m
Autonomia: 12.055 KmMotori: 3 General Electric CF6-50A turbofans

Una panoramica della cabina passeggeri del McDonnell Douglas DC-10


FAUSTO PAPETTI - Sogni per sax contralto

Fausto Papetti (1923-1999) è un bell’esempio di come si può avere successo essendo bravi e avendo una buona idea. Nel 1960 un giovane musicista di Viggiù ha una trovata semplice ma geniale: rielaborare in versione strumentale, con la carezzevole voce del suo sax contralto, i successi della hit parade internazionale. Da allora per quarant’anni ripropone nei suoi album una serie di cover strumentali delle canzoni più famose nelle classifiche mondiali.
Papetti sa suonare otto strumenti, adora soprattutto il jazz, in particolare Charlie Parker, e con piccoli complessi jazz comincia la sua avventura musicale. Il primo 45 giri che incide, Estate violenta, ha subito un enorme successo. In pochi mesi viene promosso al 33 giri e da il via al nuovo filone: una collana di dischi intitolati Raccolta in cui, anno dopo anno, inserisce oltre 700 canzoni. Dai tempi del suo esordio Papetti vende una quantità di album difficile da calcolare (anche perché ha lavorato per diverse etichette, alcune delle quali oggi scomparse) ma comunque superiore ai tre-quattro milioni di copie. Le sue antologie, dapprima su vinile e su musicassetta (anzi, all’inizio sullo scomparso Stereo 8) e poi su CD hanno tenuto compagnia a una moltitudine di persone che con le curatissime incisioni di Papetti, senza la distrazione delle parole cantate, hanno viaggiato, sognato, passato il tempo e fatto l'amore. I tre o quattro dischi d'oro assegnati al sassofonista, in effetti, non gli hanno reso la dovuta giustizia. C’è chi considera le sue antologie alla stregua dell’antica filodiffusione o di quei nastri che suonano 24 ore su 24 negli ascensori, ma non è così: anche se spesso è stato sottovalutato dalla critica con il suo sax Papetti ha regalato tanti momenti piacevoli, e merita un ricordo molto affettuoso e, soprattutto, pieno di rispetto.


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Ricordarte lo Stereo 8?
... e per i più giovani che non sanno cosa fosse lo Stereo 8 (nome originale 8-track) possiamo dire che fu l'antesignano delle musicassette. Nato all'inizio degli anni '70 per offrire un supporto economico, facilmente trasportabile e utilizzabile anche in automobile rispetto al nastro a bobina. Il nastro era in loop(inizio attaccato alla fine) e aveva la possibilità di scelta dei canali poiché era di notevole larghezza e la testina dell'apposito lettore si spostava su e giù per posizionarsi sulla traccia giusta. Il nastro era contenuto in una custodia plastica poco più piccola di una videocassetta VHS, e veniva caricato dal lato più corto. Negli anni '70 gli artisti pubblicavano i propri brani nelle tre versioni: LP (long-playng, il 33 giri) , stereo 8 e MC (musicassetta). Il sistema ha vita breve, soppiantato totalmente sul finire del mitico decennio '70 dalle musicassette , più compatte, pratiche e con miglior resa sonora.


Ecco alcuni esempi di cassette e lettori Stereo 8 :



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VINICIUS DE MORAES



Il Brasile è la mia seconda patria! Perché ho sposato una figlia di questa meravigliosa terra caratterizzata da una natura prorompente, efficacemente sintetizzata nei colori della sua bandiera.
Verde: le foreste più vaste del mondo;
Giallo: il sole tropicale;
Blu: il Cruzeiro do sul (Croce del sud) nel cielo notturno: gruppo di cinque stelle che, nell'emisfero australe, è il riferimento celeste come da noi la Stella polare.

Tradução para parentes e amigos brasileiros : O Brasil é a minha segunda patria! Porque casei com uma filha dessa maravilhosa terra que tem uma natureza magnifica muito bem sintetizada nas cores da sua bandeira. Verde: as majores florestas do mundo inteiro; Amarelo: o sol tropical; e enfim o Cruzeiro do Sul no Azul do ceu: grupo de 5 estrelas que, no emisferio Sul, é o referencial no ceu assim como aqui é a Estrela polar.


E per omaggiare il Brasile voglio parlare di colui che, a mio avviso, è il più grande poeta brasiliano:

Vinicius De Moraes


Vinicius de Moraes nasce a Rio de Janeiro, il 19 Ottobre del 1913. Suo padre amava recitare versi e sua madre suonava la chitarra nelle riunioni di famiglia. Il figlio segue entrambe le vocazioni: come musicista, compone la sua prima canzone con i fratelli Tapajòs, quando ancora è alle superiori; come poeta, mentre studia nella facoltà di Legge, pubblica il suo primo libro: O Caminho para a Distância. Vinicius è molto ammirato da Giuseppe Ungaretti (massimo traduttore italiano della sua opera ), che lo conosce nel 1936 a São Paulo, a casa di Carlos Drummond de Andrade. Diceva di lui Ungaretti: «La lontananza, l'assenza, una malinconia, crollo e inabissarsi, eppure rimasta a galla quasi lieve nebbia, velatura appena distinguibile, tale è, nonostante attorno imperversi solleone, la fonte di ispirazione della poesia di Vinicuis, è una sensualità, una sensualità che lo svincola da tutto, da se stesso, che l'immedesima, amando, nell'altra persona...». Laureatosi, intraprende la carriera diplomatica: a Los Angeles, dove è vice-console per cinque anni, comincia ad appassionarsi alla musica. Negli anni ’50 scrive, insieme ad Antonio Carlos Jobim, la trama del film musicale Orfeu da Conceição. Da allora comincia a collaborare con tutti i maggiori musicisti dell’epoca: da Pixinguinha a Carlos Lyra, da Baden Powell a Edu Lobo. Con il chitarrista Baden Powell crea l'afrosamba, con il disco Os afro sambas, recuperando la magia e l'ambiguità dalla macumba al candomblè. Assieme a Jobim, diviene in breve il guru della bossa nova: i due compongono fra l’altro l’immortale Garota de Ipanema e A felicidade. Nell’agosto del 1962, tiene il suo primo grande show, al nightclub Bon Gourmet, con Tom Jobim e João Gilberto.
Abbandonata la carriera diplomatica (Nel 1957 entra a far parte della delegazione del Brasile all' U.N.E.S.C.O), Vinicius diviene ciò che aveva sempre desiderato essere: poeta e cantante. I suoi spettacoli sono momenti indimenticabili, in cui si alternano canzoni, aneddoti, poesie, musica.
Negli ultimi dieci anni della sua vita, instaura un sodalizio con il giovane Toquinho, con cui viaggia moltissimo in tutto il mondo, riscuotendo un caloroso successo internazionale, specie in Argentina e in Italia. Memorabili le «scorribande» notturne per strade e locali di Roma negli anni '60 con il vecchissimo amico Ungaretti che, ottantenne, non si nega neppure qualche spinello, oltre all'amore con la giovane poetessa brasileira Bruna Bianco. Nel 1976 Vinicius incide con Toquinho e Ornella Vanoni un magnifico LP intitolato La voglia, la pazzia, l'incoscienza, l'allegria. Nel 1979, durante il volo di ritorno da un viaggio in Europa, è colpito da emorragia cerebrale. Muore a Rio de Janeiro il 9 luglio del 1980.




Vinicius De Moraes con Antonio Carlos Jobim, con il figlio ed una delle sue 8 mogli e con la cantante Maria Creuza







La «sensualità» della poesia di Vinicius è ben percepibile in una delle sue poesie più note:


Soneto do amor total
Amo-te tanto meu amor... não cante
O humano coração com mais verdade...
Amo-te como amigo e como amante
Numa sempre diversa realidade.
Amo-te enfim, de um calmo amor prestante
E te amo além, presente na saudade.
Amo-te, enfim, com grande liberdade
Dentro da eternidade e a cada instante.
Amo-te como um bicho, simplesmente
De um amor sem mistério e sem virtude
Com um desejo maciço e permanente.
E de te amar assim, muito e amiúde
É que um dia em teu corpo de repente
Hei de morrer de amar mais do que pude.

La «saudade» e l'amore per la propria patria, si evincono chiaramente in un'altro celebre componimento:

Patria minha
A minha pátria é como se não fosse, é íntima
Doçura e vontade de chorar; uma criança dormindo
É minha pátria.
Por isso, no exílio
Assistindo dormir meu filho
Choro de saudades de minha pátria.
Se me perguntarem o que é a minha pátria direi: Não sei.
De fato, não sei
Como, por que e quando a minha pátria
Mas sei que a minha pátria é a luz, o sal e a água
Que elaboram e liquefazem a minha mágoa
Em longas lágrimas amargas.
Vontade de beijar os olhos de minha pátria
De niná-la, de passar-lhe a mão pelos cabelos...
Vontade de mudar as cores do vestido (auriverde!) tão feias
De minha pátria, de minha pátria sem sapatos
E sem meias pátria minha T
Tão pobrinha!
Porque te amo tanto, pátria minha, eu que não tenho
Pátria, eu semente que nasci do vento
Eu que não vou e não venho, eu que permaneço
Em contato com a dor do tempo, eu elemento
De ligação entre a ação o pensamento
Eu fio invisível no espaço de todo adeus
Eu, o sem Deus! Tenho-te no entanto em mim como um gemido
De flor; tenho-te como um amor morrido
A quem se jurou; tenho-te como uma fé
Sem dogma; tenho-te em tudo em que não me sinto a jeito
Nesta sala estrangeira com lareira
E sem pé-direito.
Ah, pátria minha, lembra-me uma noite no Maine, Nova Inglaterra
Quando tudo passou a ser infinito e nada terra
E eu vi alfa e beta de Centauro escalarem o monte até o céu
Muitos me surpreenderam parado no campo sem luz
À espera de ver surgir a Cruz do Sul
Que eu sabia, mas amanheceu...
Fonte de mel, bicho triste, pátria minha
Amada, idolatrada, salve, salve!
Que mais doce esperança acorrentada
O não poder dizer-te: aguarda... Não tardo!
Quero rever-te, pátria minha, e para
Rever-te me esqueci de tudo
Fui cego, estropiado, surdo, mudo
Vi minha humilde morte cara a cara
Rasguei poemas, mulheres, horizontes
Fiquei simples, sem fontes.
Pátria minha...
A minha pátria não é florão, nem ostenta
Lábaro não; a minha pátria é desolação
De caminhos, a minha pátria é terra sedenta
E praia branca; a minha pátria é o grande rio secular
Que bebe nuvem, come terra E urina mar.
Mais do que a mais garrida a minha pátria tem
Uma quentura, um querer bem, um bem
Um libertas quae sera tamem
Que um dia traduzi num exame escrito:
"Liberta que serás também" E repito!
Ponho no vento o ouvido e escuto a brisa
Que brinca em teus cabelos e te alisa
Pátria minha, e perfuma o teu chão...
Que vontade de adormecer-me
Entre teus doces montes, pátria minha
Atento à fome em tuas entranhas
E ao batuque em teu coração.
Não te direi o nome, pátria minha
Teu nome é pátria amada, é patriazinha
Não rima com mãe gentil
Vives em mim como uma filha, que és
Uma ilha de ternura: a Ilha Brasil, talvez.
Agora chamarei a amiga cotovia
E pedirei que peça ao rouxinol do dia
Que peça ao sabiá
Para levar-te presto este avigrama:
«Pátria minha, saudades de quem te ama... Vinicius de Moraes »

Stupenda e graffiante la critica all'edonismo della società moderna - che sottoscrivo totalmente - contenuta nella poesia

O dia da criação

I
Hoje é sábado, amanhã é domingo
A vida vem em ondas como o mar
Em bondes andam em cima dos trilhos
E Nosso Senhor Jesus Cristo morreu na cruz para nos salvar.
Hoje é sábado, amanhã é domingo
Não há nada como o tempo para passar
Foi muita bondade de Nosso Senhor Jesus Cristo
Mas por vias das dúvidas livrai-nos meu Deus de todo o mal.
Hoje é sábado, amanhã é domingo
Amanhã não gosta de ver ninguem bem
Hoje é que é o dia do presente
O dia é sábado.
Impossível fugir a essa dura realidade
Neste momento todos os bares estão repletos de homens vazios
Todos os namorados estão de mãos entrelaçadas
Todos os maridos estão funcionando regularmente
Todas as mulheres estão atentas
Porque hoje é sábado.


II
Neste momento há um casamento
Porque hoje é sábado
Há um divórcio e um violamento
Porque hoje é sábado
Há um homem rico que se mata
Porque hoje é sábado
Há um incesto e uma regata
Porque hoje é sábado
Há um espetáculo de gala
Porque hoje é sábado
Há uma mulher que apanha e cala
Porque hoje é sábado
Há um renovar-se de esperanças
Porque hoje é sábado
Há uma profunda discordância
Porque hoje é sábado
Há um sedutor que tomba morto
Porque hoje é sábado
Há um grande espírito de porco
Porque hoje é sábado
Há uma mulher que vira homem
Porque hoje é sábado
Há criançinhas que não comem
Porque hoje é sábado
Há um piquenique de políticos
Porque hoje é sábado
Há um grande acréscimo de sífilis
Porque hoje é sábado
Há um ariano e uma mulata
Porque hoje é sábado
Há uma tensão inusitada
Porque hoje é sábado
Há adolescências seminuas
Porque hoje é sábado
Há um vampiro pelas ruas
Porque hoje é sábado
Há um grande aumento no consumo
Porque hoje é sábado
Há um noivo louco de ciúmes
Porque hoje é sábado
Há um gardem-party na cadeia
Porque hoje é sábado
Há uma impassível lua cheia
Porque hoje é sábado
Há damas de todas as classes
Porque hoje é sábado
Há umas difíceis outras fáceis
Porque hoje é sábado
Há um beber e um dar sem conta
Porque hoje é sábado
Há uma infeliz que vai de tonta
Porque hoje é sábado
Há um padre passeando à paisana
Porque hoje é sábado
Há um frenesi de dar banana
Porque hoje é sábado
Há a sensação angustiante
Porque hoje é sábado
De uma mulher dentro de um homem
Porque hoje é sábado
Há a comemoração fantástica
Porque hoje é sábado
Da primeira cirurgia plástica
Porque hoje é sábado
E dando os trâmites por findos
Porque hoje é sábado
Há a perspectiva de domingo
Porque hoje é sábado

III
Por todas essas razões deverias ter sido riscado do Livro das Origens, ó Sexto Dia da Criação.
De fato, depois da Ouverture do Fiat e da divisão de luzes e trevas
E depois, da separação das águas, e depois da fecundação da terra
E depois, da gênese dos peixes e das aves e dos animais da terra
Melhor fora que o Senhor das Esferas tivesse descansado.
Na verdade o homem não era necessário
Nem tu, mulher, ser vegetal, dona do abismo, que queres com as plantas, imovelmente e nunca saciada
Tu que carregas no meio de ti o vórtice supremo da paixão.
Mal procedeu o Senhor em não descansar durante os dois últimos dias
Trinta séculos lutou a humanidade pela semana inglesa
Descansasse o Senhor e simplesmente não existiríamos
Seríamos talvez pólos infinitamente pequenos de partículas cósmicas em queda invisível na terra.
Não viveríamos da degola dos animais e da esfixia dos peixes
Não seríamos paridos em dor nem suaríamos o pão nosso de cada dia
Não sofreríamos mares de amor nem desejaríamos a mulher do próximo
Não teríamos escola, nem serviço militar, casamento civil, imposto sobre a renda e missa de sétimo dia.
Seria a indizível beleza e harmonia do plano verde das terras e das águas em núpcias
A paz e o poder maior das plantas e dos astros em colóquio
A pureza maior dos instintos dos peixes, das aves e dos animais em cópula.
Ao revés, precisamos ser lógicos, frequentemente dogmáticos
Precisamos encarar o problema das colocações morais e estéticas
Ser sociais, cultivar hábitos, rir sem vontade e até praticar amor sem vontade
Tudo isso porque o Senhor cismou em não descansar no Sexto dia e sim no Sétimo
E para não ficar com as vastas mãos abanando
Resolveu fazer o homem à sua imagem e semelhança
Possivelmente, isto é, muito provavelmentePorque era sábado.

Tuesday, June 27, 2006

GIUSEPPE UNGARETTI

Poeta della parola e dell'universo, cattolico, innamorato a ottant'anni, amante della vita come lo è un bambino...
amo questo poeta perchè, seppure alla lontana, è mio parente (una sorella di suo padre sposò Gaetano Gagliardi, fratello del mio avo Luigi), lo amo perché non ha avuto vergogna di mostrarsi fragile; di dirsi cristiano mentre l'elìte intellettuale si sforzava di mostrarsi laica e, possibilmente, di sinistra; di innamorarsi a 80 anni di una ragazza di 28; di preferire l'amore alle glorie pubbliche («Montale è senatore e Ungaretti fa all'amore», scherzava quando il laico rivale fu fatto senatore a vita e lui, per la sua Fede e per non essersi mai dichiarato antifascista, si era visto anche sfuggire un più che meritato Premio Nobel)...
*****
Giuseppe Ungaretti nasce ad Alessandria d'Egitto l'8 febbraio 1888. La famiglia, di origine contadina, aveva lasciato la Lucchesia per seguire Antonio Ungaretti, il capofamiglia, il quale aveva trovato lavoro come sterratore presso il canale di Suez. Nel 1890 perde il padre e, insieme al fratello Costantino di otto anni più grande, viene allevato dalla madre, donna energica e molto religiosa che gestiva un forno di proprietà del marito alla periferia della città. In famiglia c’è anche Anna, una vecchia croata: le vicende fantasiose e esotiche, sulla base dei suoi trascorsi avventurosi, che ella racconta si imprimono definitivamente nella memoria del futuro poeta. L'abitazione degli Ungaretti si trova ai limiti del deserto e la sensibilità di Giuseppe resta segnata dai silenzi, dai suoni misteriosi, dai colori di questo paesaggio favoloso e primitivo. Presso l’Ecole Suisse Jacot, compie gli studi liceali e conosce Mohammed Sceab, un giovane arabo di cui diviene amico fraterno. Si avvicina alla conoscenza della letteratura europea, legge ed ama Baudelaire, Mallarmè, Lafourge ed in particolare Giacomo Leopardi. La sua è una formazione dilettantesca, fuori dagli schemi culturali ed accademici tradizionali.
Nel 1912 lascia l’Egitto, soggiorna a Firenze e poi si trasferisce a Parigi, all'epoca capitale della cultura verso cui naturalmente convenivano intellettuali ed artisti di tutta Europa e nella quale venivano elaborate e promosse le teorie artistico-letterarie più avanzate ed avanguardistiche. Nel 1914 torna in Italia, in Versilia, quando in Europa è già scoppiata la I guerra mondiale e l'opinione pubblica è divisa tra neutralisti ed interventisti. Ungaretti è interventista. Si trasferisce a Milano dove insegna francese in una scuola secondaria in attesa di essere chiamato alle armi. Nel corso di questi avvenimenti conosce Mussolini, che aveva da poco lasciato L'Avanti!, giornale socialista, per fondare Il Popolo d'Italia.
Nel maggio 1915 l'Italia entra in guerra contro l'Austria-Ungheria e la Germania. Ungaretti è inviato sul fronte del Carso. La tragica esperienza della vita di trincea trasforma profondamente la sua idea della guerra e la stessa poesia. Attraverso versi carichi di intenso dolore si scopre essere fragile, nudo di fronte alla morte e si sente spinto ad attaccarsi alla vita, al bisogno di spezzare con l'umanità dei sentimenti e la forza della poesia il silenzio che circonda la vita umana. Ungaretti esprime tutto questo nella forma inedita dei versi franti, in cui le parole sono separate da lunghe pause, dallo spazio bianco della pagina nella totale assenza di punteggiatura, sotto la forma esteriore di un diario di trincea. Nasce un modo nuovo di far poesia. Per tutto il 1916 resta al fronte e nel corso dello stesso anno Ettore Serra, un tenente suo amico amante della poesia, cura a Udine la pubblicazione delle prime liriche nate da questa esperienza sotto il titolo Il Porto Sepolto. Successivamente questo nucleo poetico si accresce di nuove liriche fino a formare una raccolta che nel 1919 lo stesso Serra fa pubblicare col titolo Allegria di Naufragi presso l'editore Vallecchi di Firenze. Sempre nel 1919 Ungaretti sposa la francese Jeanne Dupoix, che gli starà a fianco per tutta la vita, fino alla morte nel 1958. La coppia avrà due figli: Ninon, nel '25, e Antonietto, nel '30. Nel 1920 si stabiliscono definitivamente in Italia.
La vita in città è troppo cara e si stabilisce con la moglie a Marino, paesino laziale immerso ancora in una natura vergine ed incontaminata. Sul piano degli interessi letterali entra in rapporto con i redattori de La ronda e ne diviene collaboratore. Nel 1923 appare a La Spezia una nuova edizione del Porto Sepolto, con prefazione di Benito Mussolini. Nel 1928, in occasione di una visita a Subiaco, cittadina a settanta chilometri da Roma, presso un amico benedettino, trovò sfogo alle inquietudini esistenziali accostandosi, sia pure a suo modo, alla religione cristiana. Un cristianesimo inquieto, che fa passare in secondo piano le tematiche affrontate nelle liriche dei primi anni venti, per interrogarsi sulle contraddizioni profonde insite nell'animo umano, tra aspirazione all'assoluto e coscienza del peccato legato al perseguimento di fini terrestri, fallaci. Nel 1929, dopo tanti anni, rivede la madre, giunta a Roma in occasione del Giubileo Sacerdotale del Papa, la quale morirà l'anno dopo. In ricordo di lei Ungaretti scrive la lirica La madre, caratterizzata da un commosso accento cristiano, che sarà inserita nella raccolta Sentimento del tempo, pubblicata nel 1933 presso Vallecchi. La sua fama presso i poeti della generazione più recente aumenta: è riconosciuto come uno dei padri, se non il più significativo rappresentante, della lirica moderna, novecentesca.
Nello stesso anno in occasione di un viaggio in Argentina, il Pen Club lo invita ad accettare la cattedra di letteratura italiana presso l'Università di San Paolo in Brasile. Gli anni brasiliani gli lasciano il ricordo di una natura smisurata nelle forme e nei colori, ma sul piano poetico danno scarsi frutti. Il suo impegno maggiore è assorbito dalle lezioni di letteratura italiana, in cui si accosta con grande originalità interpretativa ad alcuni tra i maggiori scrittori. Nel '39, improvvisamente, muore il figlio Antonietto di soli nove anni, a causa di una appendicite mal curata. Ungaretti non sa da pace: il dolore vivo di questa tragedia gli fa scrivere Gradisti:soffoco, poesia molto privata che egli non si sentirà di rendere pubblica prima del '52, quando verrà inclusa in Un grido e paesaggi. Scoppia, frattanto, la II guerra mondiale. Il 10 giugno 1940 anche l'Italia vi prende parte ed un paio di anni dopo il Brasile si schiera contro l'Asse Roma-Berlino. La famiglia Ungaretti è costretta a scegliere tra l'internamento in un campo di concentramento o il ritorno in Patria. Nel 1942 ritornano a Roma, dove, a mitigare parzialmente la forza degli eventi sfavorevoli, sopraggiunge la nomina «per chiara fama» di Ungaretti alla cattedra di Letteratura Italiana moderna e contemporanea presso l'Università. Torna a scrivere per esprimere il dolore ancora vivo per la morte del figlio in Giorno per giorno e la sua partecipazione a quello collettivo in Roma occupata. Nel 1942 inizia l'edizione definitiva dell'Allegria la pubblicazione di tutte le sue opere presenti e future presso Mondadori sotto il titolo complessivo Vita d'un uomo. Titolo che evidenzia la volontà di stabilire una coincidenza profonda tra la propria vicenda biografica e le scansioni delle diverse stagioni della produzione lirica. La natura del poeta non è scindibile, secondo questa idea, da quella dell'uomo e viceversa: la poesia,anzi è ciò che delle vicende biografiche coglie il senso, il significato umano più vero e profondo.
Nel 1947 Ungaretti pubblica Il Dolore, riunendo sotto questo titolo Giorno per giorno, Roma occupata e altre liriche scritte negli anni della guerra. Riprende il lavoro attorno a La terra promessa (abbandonato nel lontano '35) con in più l'esperienza umana espressa nella terza raccolta e l'acquisizione di un nuovo stile, una specie di barocco linguistico, maturato all'ombra delle prose e delle traduzioni. In maniera volutamente frammentaria, abbandonata l'idea della forma melodrammatica, questa quarta raccolta esce nel 1950. Nel 1952 è la volta di Un grido e paesaggi, che raccoglie, oltre a Gridasti:Soffoco, un originale Monologhetto scritto per la Rai in occasione del capodanno 1951 e poesie diverse di minore importanza. L'attività prevalente dei primi anni '50 è l'insegnamento. Leopardi, Petrarca, il Manzoni degli Inni sacri, i Crepuscolari sono oggetto di una originale rilettura da parte del poeta, intento ad auscultarne gli echi linguistici e musicali più riposti. Nel '58, si ritira dall'insegnamento, a 70 anni. Nello stesso anno muore la moglie. Nel 1960 pubblica Il taccuino del vecchio, con Gli ultimi cori per la Terra promessa e la poesia Per sempre, dedicata alla moglie. Ormai più che famoso, gli vengono dedicati numeri speciali di riviste letterarie, premi letterari, interviste. Per vincere la solitudine, riprese a viaggiare. Nel '64 tiene un ciclo di lezioni negli Stati Uniti, presso la Columbia University. La sua stagione poetica sembra conclusa, non scrive nulla per diversi anni, a parte quattro frammenti poetici, Apocalissi del '61. Poi, nel 1966, in occasione di un viaggio in Brasile, incontra la ventottenne poetessa Bruna Bianco. Ne nascono poesie d'amore di incredibile freschezza: nove liriche che in edizione semiprivata saranno pubblicate nel '68 col titolo Dialogo, assieme ai Proverbi. Seguiranno, infine, i tre frammenti di Nuove, del 1969, le sue ultime poesie. L'ultima di queste, L'impietrito e il velluto, scritta a capodanno del 1970 e dedicata a Dunja, una ragazza croata che lo accompagna negli ultimi mesi di vita e nella cui immagine è il ricordo di Anna, la vecchia croata delle sue fantasie infantili. Sempre nel 1969 esce l'edizione definitiva e completa delle sue poesie, Vita d'un uomo: tutte le poesie, a cura di Leone Piccioni. Nel 1970, nel corso di un ulteriore viaggio negli Stati Uniti, si ammala. Tornato in Italia per curarsi, muore a Milano tra l'1 e il 2 giugno 1970, si dice nell’alcova di una donna.
****
Tre poesie di Ungaretti

Nell'anno del suo ritorno alla fede cattolica
LA PREGHIERA
Come dolce prima dell'uomo
Doveva andare il mondo.
L'uomo ne cavò beffe di demòni,
La sua lussuria disse cielo,
La sua illusione decretò creatice,
Suppose immortale il momento.
La vita gli è di peso enorme
Come liggiù quell'ale d'ape morta
Alla formicola che la trascina.
Da ciò che dura a ciò che passa,
Signore, sogno fermo,
Fa' che torni a correre un patto.
Oh! rasserena questi figli.
Fa' che l'uomo torni a sentire
Che, uomo, fino a te salisti
Per l'infinita sofferenza.
Sii la misura, sii il mistero.
Purificante amore,
Fa' ancora che sia la scala di riscatto
La carne ingannatrice.
Vorrei di nuovo udirti dire
Che in te finalmente annullate
Le anime s'uniranno
E lassù formeranno,
Eterna umanità,
Il tuo sonno felice.
1928
*****
Dedicata a Bruna Bianco
STELLA
Stella, mia unica stella,
Nella notte sola,
Per me sola rifulgi;
ma, per me, stella
Che mai non finirai d'illuminare
Un tempo ti è concesso troppo breve,
Mi elargisci una luce
Che la disperazione in me
Non fa che acuire
da «Dialogo» (1966-1968)
*****
L'ultima poesia
L'IMPIETRITO E IL VELLUTO
(Roma, notte del 31 dicembre 1969 - mattina del 1° gennaio 1970)
Ho scoperto le barche che molleggiano
Sole, e le osservo non so dove, solo.
Non accadrà le accosti anima viva.
Impalpabile dito di macigno
Ne mostra di nascosto al sorteggiato
Gli scabri messi emersi dall'abisso
Che recano, dondolo nel vuoto,
Verso l'alambiccare
Del vecchissimo ossesso
La eco di strazio dello spento flutto
Durato appena un attimo
Sparito con le sue sinistre barche.
Mentre si avvicendavano
L'uno sull'altro addosso
I branchi annichiliti
Dei cavalloni del nitrire ignari,
Il velluto croato
Dello sguardo di Dunja,
Che sa come arretrarla di millenni,
Come assentarla, pietra
Dopo l'aggirarsi solito
Da uno smarrirsi all'altro,
Zingara in tenda di Asie,
Il velluto dello sguardo di Dunja
Fulmineo torna presente pietà.

BRASILIA

brasilia 1 brasilia 2

«Dov’è il mare?» È la prima cosa che mi sono chiesto arrivando a Brasilia. Ma il mare non c’è: sta a oltre mille chilometri! E la città sorge su un altipiano alto mille e cento metri… Eppure per me doveva esserci il mare! Forse perché un’aria tanto pura, uno spazio così immenso, un cielo azzurro tanto violentato dal bianco delle costruzioni, lo avevo visto solo al mare.

Poi ho capito: il mare di Brasilia è il cielo. Agitato da nubi come spuma d’onde, ma più spesso limpido, puro, infinito da far spavento! A Brasilia ci si rende conto all’improvviso che il cielo è infinito e non si sa che dire… ci si sente così piccoli in mezzo a tanto blu! Potrebbe nascere una poesia ma… la parola è impotente. La poesia arriva abbastanza vicino all’infinito, però inciampa un attimo prima e quando credi di riuscire a descrivere l’infinito ti riesce solo di piangere.

In questa città si è costretti sempre a guardare in alto, l’orizzonte s’incurva, ovunque è sempre cielo. Ci si muove rapidi, leggeri, forse è la sensazione che si prova nello spazio! Ci si sente «più vicini al cielo», all’altezza della Luna. Tutto qui ha il colore della Luna. Poi c’è il silenzio dello spazio: le strade, le piazze sono così grandi che il rumore delle automobili e le voci si dissolvono. E, impietrito, si rimane a guardare con gli occhi abbacinati, avvolti dal silenzio e dall’azzurro di Dio - se Dio ha un colore dev’essere l’azzurro – quest’opera dell’uomo, grandiosa, cosmica, senza tempo: sa fare molto l’uomo, se guarda verso l’alto!

brasilia 3

Don Bosco ha profetizzato questa città in un sogno, l’architetto Lucio Costa ne ha abbozzato il progetto sulla traccia di una croce, Niemayer ha dato alle architetture l’irrealtà della trascendenza. Dio ha voluto questa città? Per saperlo bisogna venire qui, in mezzo alla Praça dos Três Poderes, all’ora del tramonto, quando l’azzurro si fa arancio, rosso, viola… aspettare che si accendano le stelle… lasciarsi sollevare… ascoltare la risposta del cielo.

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G O L D R A K E

...poi, finalmente, nel 1978 arriva GOLDRAKE - Atlas Ufo Robot!

goldrake

Sempre alle 18,45 sul Secondo TV nella trasmissione Buonasera con... in cui si alterneranno molti nomi noti ormai sulla china della terza e quarta età: Nino Taranto, Tino Scotti, Peppino De Filippo, il Quartetto Cetra...

È il primo cartoon giapponese (in lingua madre si chiama TOBE GRENDIZER, si pronuncia tobé gulendaizà) a carattere fantascentifico (molto in voga in quegli anni anche nel cinema, ricordiamo i film cult: 2001. Odissea nello spazio [1969], Incontri ravvicinati del terzo tipo [1973], Guerre stellari [1977]...).

Il protagonista, Actarus, è un profugo del pianeta Fleed distrutto insime con i suoi abitanti dal malvagio re Vega che aspira alla conquista della Terra. Actarus era l'erede al trono di Fleed (infatti il suo vero nome è Duke Fleed) nel cui annientamento ha perduto i genitori (sovrani del pianeta) e tutta la famiglia. Sulla Terra, ove è fuggito con la sua portentosa astronave-robot Goldrake, lo scienziato dottor Procton lo fa passare per suo figlio e, insieme, organizzano la difesa del pianeta dagli attacchi delle milizie di Vega, comandate dal comandante Gandal e dal generale Hydargos. Col tempo si affiancheranno ad Actarus nella lotta i suoi amici Alcor, Venusia e la ritrovata sorella Maria, anche lei fuggita sulla terra convinta di essere l'unica superstite di Fleed.

Atlas Ufo Robot è l'antesignano dei moderni Manga. Con l'avvento delle TV private (sullo scorcio degli anni Settanta) appariranno altri cartoon dal Sol Levante sempre a tema fantascientifico e non: Mazinga Z, Gig Robot, Capitan Harlock. Heidi, Remy, Candy Candy... ma GOLDRAKE rimane sempre l'unico, inimitabile, anche per le magnifiche sigle e l'atmosfera tutta nipponico pregna di lealtà, altruismo ed eroismo da samurai. Virtù che non è mai errato infondere nei più giovani...

***

Ed ora, una «chicca» il testo delle sigle d'apertura e chiusura in GIAPPONESE:

TOBE GRENDIZER

Yuke yuke DYUKU FURIIDO (Duke Fleed)

tobe tobe GURENDAIZA (Grendizer)

daichi to umi to aozora to

tomo to chikatta kono heiwa

mamori mo kataku tachiagare

chikyuu wa konna ni chisai keredo

seigi to paito ne kagayaku hoshi da

mamore mamore mamore

ningen no hoshi minna no chikyuu

Yuke yuke DYUKU FURIIDO (Duke Fleed)

tobe tobe GURENDAIZA (Grendizer)

kougekigun wo kuitomero

osore wo shiranu ENERUGI (Energy)

aku no nozomi wo hanekaese

chikyuu wa konna ni chisai keredo

uchuu de hitotsu no midori no hoshi da

mamore mamore mamore

ningen no hoshi minna no chikyuu

Chikyuu wa konna ni chisai keredo

uchuu de hitotsu no midori no hoshi da

mamore mamore mamore

ningen no hoshi minna no chikyuu

*

UCHU NO OSHA GRENDIZER

(sigla originale chiusura)

cantata da Sasaki Isao Ed. Nippon Columbia / Asahi Sonorama

UFO UFO

kii sake hikari no DOUBLE HACKEN

Tatae Grendizer Moo kyurusenai

Hatenai ikura sano uchukan

Imakoso Grendizer Hikario tomose

Chikyu no midori no wakaba no tameni

Tadaichirin no hanano tameni DUKE FLEED wa inochio kakeru

GRENDIZER GO !

Uchu no osha Grendizer

Chikaramo hayasamo sugoi bukimo

Subete wa Grendizer

Heiwa no mamori

Sumetaku azakeru akunodaio

Makeruna Grendizer Uchu no kageni

Yasashii nakamano shiganno tameni

Tadahito kotono ai no tameni

DUKE FLEED wa inochi o moyasu Uchu no osha Grendizer

GRENDIZER GO !

Yasashii nakamano shiganno tameni

Tadahito kotono ai no tameni

DUKE FLEED wa inochi o moyasu uchu No osha Grendizer

GRENDIZER GO !






MUPPETS SHOW

Ricordate l'allegra brigata dei Muppets? Un altro mito degli anni '70!

muppets

In Italia il Muppet Show, con Kermit la rana e i suoi strampalati amici creati da Jim Henderson, appare per la prima volta il 29 novembre 1977 all'interno della trasmissione Buona sera con Silvan... Sim Salabim, in onda sul Secondo TV alle 18,45. Un appuntamento quotidiano che noi ragazzini «settantelli» attendevamo con trepidazione, orfani della TV dei Ragazzi, lo spazio tra le 17 e le 18 che la RAI dedicava alla programmazione «per i più piccini» fino al 1976.





GAETA ~ Anastasia al mare per la prima volta
















10 giugno 2006
Anastasia compie 8 mesi! Auguri!!... e vede il mare per la prima volta!
Auguri anche a nonno Carlo per il suo compleanno!
Anch'io, nell'ormai lontano 6 settembre 1969, ho veduto il mare per la prima volta qui, a Gaeta. L'emozione è sempre la stessa dinanzi a questa cittadina affascinante, densa di storia e prodiga di bellezze naturali.
Anastasia è la quarta generazione di Gagliardi che viene a Gaeta: prima mia nonna Armida, poi mio padre, poi io e oggi...
**** Tradução para parentes e amigos brasileiros: ****
10 de junho de 2006
Anastasia completa hoje 8 meses! Parabéns!!... e conhece o mar pela primeira vez!
Parabéns para o aniversario do vovô Carlo também!
Eu também, naquele antigo dia 6 de setembro de 1969, vi o mar em Gaeta pela primeira vez. Mas a emoção é sempre a mesma, olhando para esta cidadezinha cheia de facinação, historia e natureza.
Olha só: a Anastasia é a quarta geração de Gagliardi que vem passiar aqui em Gaeta: primeiro a minha vovó Armida, depois meu pai, eu e agora...
******
GAETA
Smarriscono
i miei passi
le ore e gli anni
nell'intrecciarsi
salso
di vichi calcinati
pulsanti
del vociare
di madri e venditori
e a notte
silenziosi
come i secoli
illuminati appena
da lampioni decrepiti.
Impregnati di muffa
pesce
e biscotti freschi
i muri
ancora sudici di guerra
umidi
come di spettro
gli occhi
del vecchio marinaio
che avanza curvo
nel sole
ancora un dì
verso il mare.

Sunday, June 25, 2006

ONDE



ONDE

Nella luce
ambigua
che prelude la notte
più crude
appaiono
fragilità.

Osservo
intenso
il mare:
m'inquieta
onnipotente
il suo morire
ai miei piedi
sulla sabbia.

Ruggisce l’onda…
verde
offre il suo ventre…
…poi il grido
si dissolve
in un sussurro
assorbito
dopo un ultimo slancio.

(Emanuele Gagliardi 2006)